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Riformisti
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Diario


23 ottobre 2005

I socialisti tornano a casa

La bagarre al congresso del Nuovo Psi, scissione compresa, dispiace. E molto. Ma oggi non si trattava di buona educazione, la posta in gioco era, in un certo senso, la storia e il futuro del socialismo italiano. Arrabbiarsi, litigare, era il minimo. Bobo Craxi sta riconducendo il piccolo partito a casa, nell’unica casa possibile, come risulta da tutte le mappe politiche di cui è dato disporre. I socialisti stanno a sinistra.

 

Il che non significa che tutti coloro che hanno una storia “socialista” alle spalle debbano per forza stare con la sinistra. No, neanche per sogno. Ma se si vuole conservare il nome non c’è scelta. Se invece si decide di guardare avanti, e soltanto avanti, anche senza dimenticare—e men che meno rinnegare—il proprio passato, allora è diverso. Uno può sentirsi più a suo agio da una parte e un altro dalla parte opposta, anche perché [...]

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19 luglio 2005

COMUNITA' UNITE CONTRO IL TERRORE: FIRMATE!

E' una Dichiarazione scritta da bloggers  del Regno Unito dopo gli attentati del 7 luglio. La riproduco qui nell'ottima traduzione di un mio amico. Vi invito a firmarla.

Gli attacchi terroristici contro i londinesi del 7 luglio hanno provocato la morte di almeno cinquantaquattro persone. Gli attentatori suicidi che il 12 luglio hanno colpito a Netanya, in Israele, hanno ucciso dodici persone, tra cui due ragazze di sedici anni. E il 13 luglio, in Iraq, attentatori suicidi hanno massacrato ventiquattro bambini. Noi siamo solidali con tutti questi sconosciuti, mano nella mano, da Londra a Netanya e a Baghdad: comunità unite contro il terrore.
 
Questa violenza terroristica non è una risposta dei “Musulmani” alle ingiustizie perpetrate contro di loro dall’”Occidente”. Le democrazie occidentali sono responsabili di alcuni dei mali di questo mondo, ma non dei crimini di questo terrorismo, ispirato dall’inganno bin-Ladenista.
 Questi terroristi non odiano il peggio delle società che essi attaccano, ma il meglio. Essi disprezzano le libertà individuali, il pensiero critico, l’eguaglianza tra i sessi, la tolleranza religiosa, i diritti delle minoranze e il pluralismo politico. Essi non criticano la democrazia perché talvolta viene meno  ai suoi principi: essi si oppongono a quegli stessi principi.

 […] Di fronte a un siffatto nemico, noi crediamo che sia di vitale importanza che le forze democratiche di tutti i Paesi si uniscano. Ci serve un movimento globale di solidarietà che colleghi le comunità minacciate dal terrore. Stiamo uniti  contro il terrore.

 […] Noi siamo frequentemente esortati a comprendere i terroristi, ma troppo spesso queste esortazioni nascondono tentativi di trovare scusanti e giustificazioni per il terrorismo medesimo.

 […] Noi ci opponiamo fermamente a coloro che “scusano” i terroristi e che spacciano le atrocità del terrorismo  come “resistenza”.

Noi crediamo che la democrazia e I diritti umani meritino di essere difesi con tutte le forze. Valori umani quali il rispetto, la tolleranza e la dignità non sono “occidentali” ma universali.
Noi non abbiamo paura. Ma non siamo neppure mossi da spirito di vendetta. Noi crediamo che la benevolenza verso lo straniero abbia illuminato il cammino dell’uomo e che questa luce ci condurrà oltre le tenebre. Noi vogliamo far sì che la luce si unisca con luce per mostrare che il male, l’ingiustizia e l’oppressione non avranno l’ultima parola. Attraverso questi atti di umana solidarietà ripareremo i danni che il terrorismo ha prodotto nel mondo.

 Vi invitiamo a firmare questa Dichiarazione come un primo piccolo passo verso la costruzione di un movimento globale di cittadini contro il terrorismo.

Lo Struscio




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14 maggio 2005

I leader dicano come voteranno e cosa vorranno fare dopo il referendum

Stefano Ceccanti sostiene sul Riformista di oggi che la campagna astensionistica per il referendum sulla procreazione assistita è certamente legittima, ma è anche contraria alla logica oltre che  inopportuna. Non ha usato l’espressione di Giuliano Amato “è un delitto”, anche se il Dottor Sottile si riferiva alla coscienza cattolica.
Perché è illogica?
Perché poi questa campagna è anche inopportuna?
Amato oggi ha detto a Repubblica: “A Prodi, a Rutelli, a Berlusconi e nel mio piccolo a me stesso chiedo non tanto di dire come voteranno, ma che cosa intenderanno fare dopo il voto”. La richiesta è rivolta sia a coloro che vorranno astenersi, sia a coloro che voteranno SI’. Il Dottor Sottile ha dalla  sua parte un disegno di legge già pronto e depositato, che contiene in modo puntuale la risposta al quesito che pone. E gli altri, invece, che dicono?
Leggi qui l'intero post.




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30 marzo 2005

En marcha la integracion

I presidenti venezuelano Hugo Chávez, brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, colombiano Alvaro Uribe e il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero si sono riuniti nella città venezuelana di Puerto Ordaz con l'intenzione di rafforzare le relazioni commerciali e politiche fra i loro paesi e trovare una posizione comune in tema di sicurezza frontaliera e lotta al narcotraffico.
L'importanza geostrategica di questo incontro è evidente. Tutti i protagonisti coinvolti hanno in qualche modo bisogno di trovare un nuovo assetto strategico in ambito internazionale, a causa della loro scelta di non seguire, ognuno in un settore specifico, le direttive americane che, soprattutto in America Latina, avevano sempre avuto il peso preminente. Non a caso, Chávez, che ha rilanciato la formazione di un 'blocco multipolare' che faccia da contrappeso agli Stati Uniti, considera il vertice "estremamente importante per la nuova geopolitica mondiale" in un momento in cui i rapporti tra Caracas e Washington sono particolarmente tesi.
[...]
Lo spagnolo è l'unico leader occidentale a partecipare al vertice e, oltre ad avere un ruolo di mediatore esterno nel problema appena esposto, sarà la principale, forse l'unica finestra sull'occidente per i tre colossi sudamericani. Una politica estera fatta in sinergia con Brasile, Venezuela e Colombia può significare per la Spagna grandi vantaggi economici e commerciali, da una parte, e, dall'altra, una nuova e innovativa influenza politica e diplomatica all'interno del sistema internazionale. 
[...]
Una politica estera coraggiosa e lungimirante, che apre prospettive nuove di grande interesse sia per la Spagna che per l'Unione europea, di cui Madrid è divenuta una delle capitali centrali. Zapatero, in sostanza, può far pesare sulla bilancia degli equilibri europei lo stretto rapporto del suo paese con il continente sudamericano e discutere così alla pari con Parigi, Londra e Berlino del presente e del futuro dell'Unione europea.

Mietzsche




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11 marzo 2005

Aveva ragione Cossiga

A quanto pare il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga aveva proprio ragione: il discorso che Amato avava pronunciato al Senato mercoledì scorso era la classica rondine che non fa primavera. Per rendersene conto basta leggere l’articolo di Monica Guerzoni sul Corriere di oggi:

Prodi non avrebbe gradito affatto la mano tesa dal Dottor Sottile al Cavaliere, anche se ieri lo staff del Professore ribadiva come il discorso dell’ex premier nell’aula di Palazzo Madama fosse stato concordato con il leader dell’Unione.

A riprova di quanto afferma, l’articolista riporta non le parole di Prodi, il quale si chiude in un silenzio (quasi) impenetrabile e rifiuta amabilmente di rispondere alle domande («Non dico niente, niente, niente...»), bensì quelle di Parisi, eminenza grigia dell’Ulivo. Invero di virgolettato c’è poco, quindi bisogna fidarsi della sintesi, che suona così:

La maggioranza mette sul tavolo la carta della exit strategy condivisa, ma Parisi sospetta il bluff. Riconosce a Berlusconi il merito della liberazione degli ostaggi e al tempo stesso dice che la linea che ha riportato a Roma per ultima Giuliana Sgrena è «figlia o ancor più prigioniera» di una solenne bugia: in Iraq l’Italia è in guerra, non in missione umanitaria.
Palazzo Chigi alzi il velo, sprona il presidente federale della Margherita, sciolga «tutti gli equivoci della missione» e si prepari a pagare ancora («con l’augurio che non sia necessario») se altri connazionali dovessero finire nelle mani dei terroristi. Oppure, se di guerra si tratta, si allinei alla fermezza richiesta dagli Stati Uniti: «Il governo faccia conto sul nostro sostegno ogni qual volta fosse necessario, ma non faccia conto su un nostro aiuto che lo sollevi dalle sue responsabilità».


Ora, per vostra curiosità e pignoleria, andate a vedere che cosa aveva detto Giuliano Amato nell’aula di palazzo Madama (ho messo in rete il testo integrale del discorso, cioè il resoconto stenografico “ufficiale”), e nel caso fatemi sapere se intravedete una qualche somiglianza (anche vaga) tra i due approcci.

Wind Rose Hotel 

 




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21 gennaio 2005

Proposta di alleanza ai radicali e risposta

Su ragazzi, adottiamo i Radicali. Beh, a dir la verità temo che, invece che fattosi breve, il tempo sia proprio finito, dal momento che la CdL si è dimostrata molto più disponibile ad accordi elettorali con Pannella. Certo che sentendo l'altra mattina Buttiglione a Omnibus La7 sulla questione dire che i Radicali porterebbero qualche voto al centrodestra ma ne farebbero anche perdere diversi, pensavo che non aveva tutti i torti e che forse una maggioranza conservatrice-cattolica dell'elettorato della CdL non vedrebbe di buon occhio l'entrata dei Radicali. Si può dire lo stesso per la base del centrosinistra? Le resistenze sono invero moltissime, soprattutto contro l'amore per il liberismo dei Radicali. Ma è pur vero che le battaglie civili e per la libertà scientifica dei Radicali non possonoche trovare nella sinistra un alleato, com'è sempre stato in passato. Ricordiamoci di Saragat, Nenni, La Malfa, Parri e Malagodi riuniti per il NO al referendum sul divorzio. Quella era sinistra italiana. Anzi, centro e sinistra, ma non certo destra. Oggi eredi di questi partiti li troviamo anche nel centrodestra al governo, ma le componenti liberali di questa maggioranza sono sovente oscurate da quelle più spiccatamente conservatrici. Silvio Berlusconi dice di guidare una coalizione liberale. Il centrosinistra deve dimostrare che ciò corrisponde molto raramente al vero e che è il centrosinistra il vero polo liberale. In questo l'ostilità della sinistra radicale e la freddezza della maggioranza centrista  dalemiana dei Ds verso i Radicali non aiuta. Spero che Amato e lo stesso D'Amico e l'area liberal dei Ds facciano il possibile in tal senso.

Sinistro.  &nbs




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16 gennaio 2005

Al Duca di York non si addice il riformismo

Che cosa pensare dell’adunata romana della sinistra radicale?  Beh, ovviamente molto dipende da quello che uno si aspettava. Personalmente non posso dire che fossi in trepidante attesa di una svolta, di un evento che avrebbe rappresentato una pietra miliare nel lungo e travagliato cammino della sinistra italiana verso l’unità. Dunque, l’esito deludente di cui hanno riferito i giornali di oggi non solo non mi sorprende, ma, direi, neppure mi rattrista. E’ un deja vu che al massimo acuisce un senso di noia già ben presente.(...)

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14 gennaio 2005

In cosa non apprezzo particolarmente i Radicali

Ho visto una puntata di Otto e mezzo ieri con ospite Emma Bonino. Le cose che mi piacciono di Emma Bonino e dei Radicali sono cose che vorrei ritrovare più spesso nella sinistra: l'assenza di pregiudiziali verso gli americani o gli israeliani, le lotte anticlericali per una vera laicità dello stato, la condanna feroce di tutti i regimi totalitari, la denuncia del bisogno di una grande organizzazione delle democrazie, le battaglie liberali e per la ricerca scientifica che è speranza per i malati.


Sinistro

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11 gennaio 2005

Prodi alla meta

Prodi è salvo: ha fatto pace con Rutelli (o quest’ultimo ha fatto pace con lui). E per Veltroni, malgrado i buoni uffici interposti da Riccardo Barenghi e dal blogosferico Wittgenstein, la partita sembra chiudersi prima di cominciare. Sinceramente non posso dire che mi dispiace (per Veltroni) o che sono contento (per Prodi).


 

Del sindaco di Roma, anche mettendo da parte la storia del “buonismo”, come suggerisce Sofri junior prendendo di petto chi sfrutta il cliché, che sarebbero poi i “cattivi”—è una citazione dal summenzionato blogger (questa proprio non me l’aspettavo proprio da lui …)non riesco a indovinare rare virtù da statista o da trascinatore di folle, per altro finora tenute rigorosamente nascoste. Ma forse è un limite mio, o magari non semplicemente non ho letto la sua biografia di Robert Kennedy, ancorché stazioni da tempo immemorabile in uno scaffale della mia disordinatissima biblioteca, tanto è vero che mi riesce proprio di trovarla. (...)


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9 gennaio 2005

Il primato della cultura liberaldemocratica

Anche Mastella si adatterebbe ad una leadership di Veltroni pur di conservare un'identità distinta dalla sinistra. E Pannella è disposto a consegnarsi ai nemici dei referendum pur di salvaguardare la sua funzione di paladino dei valori laici e liberali. Prodi a questo punto deve chiarire il senso della missione del centrosinistra con messaggi che attingano a piene mai ai valori liberaldemocratici della tradizione politica da cui proviene. E la sinistra deve uscire dall'ambiguità riconoscendogli su questa base programmatica la leadership della Federazione come primo passo verso un ineluttabile partito dell'Ulivo.

Vedi Lo Struscio




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